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Home / Approfondimenti / Ernia discale, ruolo del trattamento non chirurgico
Punti Cardine
- La patologia ernia discale va sempre inquadrata non come una singola ed unica problematica ma come una patologia cronica diffusa della colonna vertebrale di carattere degenerativo.
- Unicamente le ernie discale che determinano, a causa della compressione di un nervo, gravi lesioni neurologiche devono essere trattate chirurgicamente.
- Le ernie discali che si presentano con dolore e/o deficit neurologici trascurabili devono essere trattate conservativamente con terapia farmacologica, integratori alimentari e infiltrazioni di ossigeno-ozono.
- Non è MAI indicato, nella fase acuta del dolore, alcun trattamento fisiokinesiterapico che oltre a peggiorare la sintomatologia dolorosa può comportare un vero e proprio “danno” del nervo interessato.
Introduzione
Con il termine ernia discale si intende la fuoriuscita, dalla propria sede anatomica, di uno o più dischi della colonna vertebrale; questo evento si verifica con maggiore frequenza a livello lombare e cervicale, ma è possibile anche a livello dorsale.
La colonna vertebrale è l’asse portante del corpo umano, è costituita da 33-34 ossa chiamate vertebre impilate l’una sull’ altra e altrettanti elementi intervertebrali di materiale cartilagineo chiamati dischi.
Importanti strutture legamentose come il legamento longitudinale posteriore hanno lo scopo di mantenere il disco nella sua sede anatomica.
I dischi intervertebrali hanno la funzione di assorbire gli shock e i carichi della colonna vertebrale durante la vita quotidiana fungendo da veri e propri cuscinetti ammortizzatori.
Svariate, pertanto, possono essere le cause alla base della formazione delle ernie discali, con pesi e ruoli differenti in pazienti differenti.
Ernia discale: caratteristiche generali
L’ernia discale è una condizione caratterizzata da una degenerazione del nucleo polposo (parte interna del disco intervertebrale) che, sottoposto a carichi biomeccanici ripetuti ed eccessivi perde, in maniera graduale, le sue caratteristiche presentando una riduzione di idratazione ed elasticità della cartilagine di cui è composto.
Tali eventi determinano una sua eccessiva mobilizzazione con fuoriuscita dalla sua sede anatomica e determinano inoltre microtraumi ripetuti sulle strutture legamentose che lo mantengono in sede, in primis il legamento longitudinale posteriore.
Tali microtraumi comportano la vera e propria “rottura” del legamento longitudinale posteriore e la fuoriuscita di materiale discale nel cosiddetto “canale vertebrale”, determinando un contatto con le strutture neurologiche (nervi).
Ernia discale: sedi e cause
L’ernia discale è un quadro patologico secondario a un carico biomeccanico eccessivo e cronico gravante sulla colonna vertebrale e si verifica con maggiore frequenza a livello della porzione lombare (ernia discale lombare) e cervicale (ernia discale cervicale). Meno frequente a livello dorsale (ernia discale dorsale).
La patologia va sempre inquadrata non come una singola ed unica problematica ma come un processo degenerativo cronico e diffuso della colonna vertebrale.
Le cause del danno discale possono essere molteplici, innanzitutto bisogna subito dire che la degenerazione discale è comunque un processo fisiologico che si verifica con l’invecchiamento, i dischi infatti sono costituiti da materiale cartilagineo e quindi al 90% da acqua.
La perdita fisiologica di acqua con l’avanzare degli anni comporta una maggiore fragilità degli stessi, una riduzione dell’elasticità e quindi una predisposizione alla deformazione ed alla rottura.
Determinanti sono tuttavia altre cause che rendono possibile tale patologia anche in pazienti molto giovani, due di queste hanno un carattere estremamente rilevante:
- Predisposizione genetica, viene infatti tramandata di padre in figlio (non infrequentemente saltando generazioni, spesso nelle forme meno gravi) una certa “fragilità” della colonna vertebrale come tratto somatico.
- Attività lavorativa che se intensa e caratterizzata da sollevamento quotidiano e ripetuto di materiali dal peso consistente, può determinare una degenerazione discale e della colonna vertebrale in toto molto rapida.
Altre cause sono il sovrappeso, che comporta un costante sovraccarico della colonna e limita la motilità con impedimento funzionale; la sedentarietà ma anche l’eccessiva attività fisica, la tendenza ad assumere posture sbagliate ed anche una dieta errata.
Rilevanti sono anche i traumi specialmente se ripetuti della colonna vertebrale come cadute violente, incidenti stradali e sportivi.
Ernia discale: sintomi e segni
Il midollo spinale (sistema nervoso centrale) dà origine ai nervi degli arti superiori (a livello della colonna cervicale) e degli arti inferiori (a livello della colonna lombare), che nel loro percorso all’interno della schiena transitano a contatto con i dischi intervertebrali.
La loro stretta vicinanza anatomica può determinare, nel momento in cui si venga a verificare una deformazione degli stessi dischi specialmente con ernia discale, una compressione di una radice nervosa.
L’ernia discale può determinare una sintomatologia clinica estremamente variabile, si può presentare infatti con dolore nella sede anatomica (lombare, cervicale o dorsale), spesso secondario alla intensa contrattura e rigidità muscolare secondaria allo squilibrio biomeccanico cronico.
Oppure con una irradiazione del dolore a livello del braccio nel caso di ernia discale cervicale o della gamba in caso di ernia discale lombare, secondaria alla compressione nervosa.
Il dolore segue il percorso specifico del nervo interessato a livello degli arti, identificando tale percorso si può risalire con precisione al nervo “compresso” dall’ernia stessa.
Quest’ultimo può non avere caratteristiche tipiche oppure la sua cronicizzazione può comportare l’insorgenza di dolori legati ad una deambulazione non corretta perpetrata per troppo tempo.
Può inoltre peggiorare con “blocchi dolorosi acuti” estremamente invalidanti, intervallati da periodi di relativo benessere.
L’infiammazione neurologica può comportare, oltre alla insorgenza di sintomatologia dolorosa, anche una vera e propria “lesione” del nervo con sintomatologia deficitaria come riduzione della sensibilità specialmente tattile (sensazione di arto anestetizzato) o riduzione della forza in specifici movimenti del braccio o della gamba.
Ernia discale: diagnosi
La diagnosi di ogni condizione medica patologica nasce da una accurata Valutazione clinica (visita) che serve al Medico per meglio comprendere quali sono gli elementi cardine della storia del paziente (malattie, abitudini lavorativi, storia famigliare, data di insorgenza del quadro patologico etc), gli attuali sintomi che affliggono il malato e le eventuali modificazioni dei comuni segni obiettivi neurologici (riflessi, prove di coordinazione, sensibilità e forza).
Fondamentale è inoltre il supporto con esami neuro-radiologici come la TAC e la risonanza magnetica (RMN) della colonna, utile anche le semplici radiografie (Rx) e talvolta in casi selezionati l’EMG (elettromiografia).
La RMN ha i pregi di non esporre il paziente ad alcuna radiazione nociva (sono solo campi magnetici innocui per la salute) permettendo la miglior valutazione possibile della struttura ossea ma specialmente discale e neurologica della colonna vertebrale.
Tale esame permette infatti, attraverso le numerose sequenze con cui viene effettuata, una definizione ottimale del quadro patologico di ogni paziente.
Ernia discale: terapia
Partiamo subito con il dire che l’ernia discale, come patologia singola, è evento estremamente infrequente, molto spesso infatti il processo degenerativo, sempre diffuso, della colonna vertebrale determina la formazione di più ernie discali o protrusioni.
Queste caratteristiche della patologia sono essenziali per comprendere le motivazioni delle cure Mediche che vengono messe in atto.
La chirurgia, infatti, ha la sua principale utilità nel correggere problemi focali e non diffusi in differenti aree della colonna; pertanto, la sua utilità nelle patologie degenerative della colonna vertebrale è spesso marginale.
Il trattamento conservativo è la principale via di guarigione; tuttavia, essendo le problematiche in atto croniche è sempre trattamento molto complesso e lento nel determinare ogni forma di miglioramento con frequenti oscillazioni tra periodi di benessere e malessere.
I trattamenti conservativi sono svariati, cerchiamo di riassumerli:
- Terapia farmacologica: farmaci antidolorifici e corticosteroidi (cortisonici) che sono molti utile nel combattere le fasi iper-acute di dolore ma non, in qualsiasi forma, per combattere il problema alla base.
- Terapia infiltrativa: la più rilevante in termine di miglioramento clinico è la terapia con ossigeno-ozono (ozonoterapia), che ha la bontà di determinare una netta riduzione dell’infiammazione e della contrattura muscolare e si basa su infiltrazioni, nella regione interessata, con piccolissimi aghi ed è pressoché priva di effetti collaterali.
- Terapie con integratori alimentari (nutraceutica): esistono integratori di “nuova generazione” che hanno la capacità di determinare un rilassamento muscolare associato a proprietà antinfiammatorie sia attraverso la somministrazione sistemica (bustine) che locale (crema). Tali formulazioni sono pressoché prive di effetti collaterali e vanno assunti per un periodo prolungato (ideale di sei mesi).
- Fisiokinesiterapia e osteopatia (non in fase acuta): hanno un ruolo cardine nel trattamento del paziente con protrusioni discali nel medio-lungo termine e consistono in esercizi di allungamento e rinforzo dei muscoli della colonna vertebrale al fine di aumentarne la flessibilità.
Nella pratica clinica si è visto, ormai da tempo, che il miglior trattamento possibile per i pazienti con ernia discale discali è basato, in fase acuta del dolore, sulla terapia farmacologica (farmaci ed integratori alimentari) e sul trattamento infiltrativo con ossigeno-ozono (ozonoterapia).
Nel momento in cui si assista ad un significativo miglioramento delle condizioni cliniche con netta riduzione del dolore il paziente può essere indirizzato ad un trattamento fisiokinesiterapico o, in caso contrario essere sottoposto a chirurgia.